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Esercizi Spirtuali Parrocchiali
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ott 26

Scritto da: host
26/10/2014 20:37 


Esercizi spirituali 2014 Martedì

In cammino con la Vergine per conoscere Gesù

Guadalupe e il mistero

della nascita e del viaggio”

Canto

Preghiera

L'Angelo del Signore portò l'annuncio a Maria.

Ed ella concepì per opera dello Spirito Santo.

Ave, o Maria...

Ecco l'ancella del Signore.

Sia fatto di me secondo la tua parola.

Ave, o Maria...

E il Verbo si è fatto carne.

Ed ha abitato fra noi.

Ave, o Maria...

Prega per noi santa Madre di Dio.

E saremo degni delle promesse di Cristo.

Preghiamo: infondi nel nostro spirito, la tua grazia, o Padre, tu, che nell'annuncio dell'angelo ci hai rivelato l'incarnazione del tuo Figlio, per la sua passione e la sua croce guidaci alla gloria della risurrezione. Per Cristo nostro Signore. Amen.

Dall'Apocalisse di S. Giovanni Apostolo

Cap. 12,1 6

Nel cielo apparve poi un segno grandioso: una donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi e sul suo capo una corona di dodici stelle. Era incinta e gridava per le doglie e il travaglio del parto. Allora apparve un altro segno nel cielo: un enorme drago rosso, con sette teste e dieci corna e sulle teste sette diademi; la sua coda trascinava giù un terzo delle stelle del cielo e le precipitava sulla terra. Il drago si pose davanti alla donna che stava per partorire per divorare il bambino appena nato. Essa partorì un figlio maschio, destinato a governare tutte le nazioni con scettro di ferro, e il figlio fu subito rapito verso Dio e verso il suo trono. La donna invece fuggì nel deserto, ove Dio le aveva preparato un rifugio.

Guadalupe e il mistero della nascita e del viaggio”

In ascolto della Vergine di Guadalupe

La mattina del 9 dicembre 1531, mentre sta attraversando la collina del Tepeyac per raggiungere la città, un povero indio di nome Juan Diego, è attratto da un canto armonioso di uccelli e dalla visione dolcissima di una Donna che lo chiama per nome con tenerezza. La Signora gli dice di essere "la Perfetta Sempre Vergine Maria, la Madre del verissimo ed unico Dio", e gli ordina di recarsi dal Vescovo, a riferirgli che desidera le si eriga un tempio ai piedi del colle.

L'INCONTRO CON IL VESCOVO

Juan Diego corre subito dal Vescovo, ma non viene creduto. Tornando a casa la sera, incontra nuovamente sulla collina la Vergine, a cui riferisce il suo insuccesso e chiede di essere esonerato dal compito affidatogli, dichiarandosene indegno. La Vergine gli ordina di tornare il giorno seguente dal Vescovo, che, dopo avergli rivolto molte domande sul luogo e sulle circostanze dell'apparizione, gli chiede un segno. La Vergine promette di darglielo l'indomani.

LO ZIO AMMALATO

Ma il giorno seguente Juan Diego non può tornare: un suo zio, Juan Bernardino, è gravemente ammalato e lui viene inviato di buon mattino a Tlatelolco a cercare un sacerdote che confessi il moribondo; giunto in vista del Tepeyac decide perciò di cambiare strada per evitare l'incontro con la Signora. Ma la Signora è là, davanti a lui, e gli domanda il perché di tanta fretta. Juan Diego si prostra ai suoi piedi e le chiede perdono per non poter compiere l'incarico affidatogli presso il Vescovo, a causa della malattia mortale dello zio.

IL MIRACOLO DEI FIORI

La Signora lo rassicura: suo zio è già guarito; e, intanto, invita il veggente a salire sulla sommità del colle per cogliervi i fiori. Juan Diego sale e con grande meraviglia trova sulla cima del colle dei bellissimi "fiori di Castiglia": è il 12 dicembre, e né la stagione né il luogo, una desolata pietraia, sono adatti alla crescita di fiori del genere.

IL MIRACOLO DELLA TILMA

Juan Diego ne raccoglie un mazzo che porta alla Vergine, la quale però gli ordina di presentarli al Vescovo come prova della verità delle apparizioni. Juan Diego ubbidisce e, giunto al cospetto del presule, apre il suo mantello, e all'istante sulla "tilma" (il poncho) si imprime e rende manifesta alla vista di tutti l'immagine della Santa Vergine. Di fronte a tale prodigio, il Vescovo cade in ginocchio, e con lui tutti i presenti.

La mattina dopo Juan Diego accompagna il Vescovo al Tepeyac per indicargli il luogo in cui la Madonna ha chiesto le sia innalzato un tempio. Nel frattempo l'immagine, collocata nella Cattedrale, diventa presto oggetto di una devozione popolare che si è conservata ininterrotta fino ai nostri giorni. (*)

L'IMMAGINE NELLA TILMA

La Dolce Signora che si manifestò sul Tepeyac si presenta come una meticcia o "morenita", indossa una tunica con dei fiocchi neri all'altezza del ventre, che nella cultura india denotavano le donne incinte. È una Madonna dal volto nobile, di colore bruno, mani giunte, vestito roseo, bordato di fiori.

La straordinaria "icona" è rimasta inspiegabilmente intatta nonostante il trascorrere dei secoli: questa immagine, che non è una pittura né un disegno pone non pochi interrogativi alla scienza, un po' come la Sacra Sindone.

La scoperta più sconvolgente al riguardo è quella fatta, con l'ausilio di sofisticate apparecchiature elettroniche, da una Commissione di scienziati, che ha evidenziato la presenza di un gruppo di 13 persone riflesse nelle pupille della Santa Vergine: ci Juan Diego, con il Vescovo e altri personaggi, presenti quel giorno al prodigioso evento.

PER RIFLETTERE

1. Maria al veggente si presenta come la Madre del Signore. E nell'immagine che poi comparirà sulla Tilma indossa la tipica veste delle donne incinte.

2. Come nel testo letto dell'apocalisse, o dell'an-nunciazione (con la visita a S. Elisabetta), la nascita non è presentata come un mistero statico, anzi! (Vedi: il viaggio per il censimento, la fuga in Egitto). Nascita e cammino sono due misteri legati.

3. Anche nella vicenda di Juan Diego il viaggio, con i suoi travagli è ricco di significati:

  • la Vergine gli appare mentre è in viaggio;

  • per sfuggirle prenderà, come Giona, un'altra strada e sempre sulla strada la Vergine gli apparirà di nuovo chiedendogli di fidarsi di lei;

  • un viaggio lo condurrà al segno dei fiori;

  • e poi al segno della Tilma e con esso alla fede del Vescovo e sua personale e al battesimo;

  • conclusione di un cammino non solo suo ma del suo popolo.

4. Già attendere un figlio è mettersi in viaggio. Un cammino con molte incognite ma ricco di promesse. La promessa della vita, di essere una famiglia, di nascere come padre e madre immagine di Dio.

5. Con la nascita sbocciano infiniti valori: il valore del dono, dell'eccedenza di ogni idea o desiderio pensato; l'esperienza della bontà e novità della vita e dell'amore; dell'inadeguatezza di sé di fronte a questo compito quello della paternità e maternità. Sono alcune delle infinite sfaccettature del valore della vocazione alla famiglia e alla genitorialità.

6. Di questi sentimenti si sono nutriti anche Maria e Giuseppe. Anche loro per primi, con difficoltà non minori di una coppia di oggi, sono passati attraverso il travaglio della nascita e del viaggio.

7. Dal vagabondaggio al cammino.

Non basta essere per strada per dirsi in cammino. Anche il vagabondo viaggia ma a differenza di chi si mette in cammino lui è senza meta. L'immagine del vagabondare spiega bene la caratteristica della nostra cultura e della nostra società. Passare di esperienza in esperienza, di emozione in emozione, da canale a canale TV, senza alla fine vedere nulla, senza vivere davvero nulla.

Sembriamo come in un labirinto, dove non ci sono segni, indicazioni, e dove come in un girone infernale, siamo destinati a girare su noi stessi, incapaci di uscire e di trovare una meta, una destinazione.

8. Il cammino è diverso. Esso, pur con le sue incognite, possiede una meta, uno scopo, un punto di arrivo. Esso sarà, poi, partenza di un altro viaggio ma rimane tappa, punto di riferimento di una storia.

9. Un esempio lo possiamo attingere dalla parola "amico". Un tempo, non lontano, parole come amico, fidanzato, padre erano termini che indicavano realtà chiare, tappe, punti di arrivo e di partenza. Oggi la parola "amico" è usata per l'amico, per il fidanzato, per il padre.

Una parola unica rivestita di significati così vari e diversi sembra servire più all'incomunicabilità che alla descrizione del valore. Ci dice anche, però, che le realtà che sottostanno a quella unica parole sono sempre più confuse, ambigue, vaghe.

10. Dal cammino al pellegrinaggio

Accanto al cammino della vita vi è il cammino della fede. Quel processo di progressiva espropriazione e arricchimento che è base e rivelazione dell'amore umano lo è anche dell'amore verso Dio. Anzi da questo secondo, stando al Vangelo, nasce la verità del primo.

Nelle tappe della vita e della fede scopri che amare significa mettere l'altro sempre più al centro della tua vita e capisci che significa "morire" a te stesso.

11. Gesù e Maria nel loro pellegrinaggio ci insegnano che la via della vita è la via della croce. Dove, passo dopo passo, ti è rivelato che la tua vita è un dono, un corpo chiamato a spezzarsi, per gli altri.

Madre e Figlio compiendolo per primi ci indicano il cammino, aprono la via della salvezza: fare nostro il loro cuore: cuore fisicamente aperto dalla lancia, quello di Gesù; cuore, spiritualmente trafitto dalla spada, e quello di Maria.

CHIEDIAMOCI:

  • Anche io sono frutto di una nascita. Una nascita fisica e una spirituale. Come sono i miei rapporti con chi mi ha dato la vita?

  • Sento che anche la mia vita spirituale ha una madre: la Chiesa. Come vivo il mio rapporto con la madre Chiesa. Maria, Madre, è presente nella mia preghiera, mi affido a lei?

  • Juan Diego non sa di portare nella sua veste il segno di un miracolo. Di fronte a lui, al segno che lui porta, il vescovo si inginocchia. Sono consapevole che anche io potrei essere chiamato ad essere portatore di segni più grande di me? Quali?

  • Dopo l'annuncio dell'angelo, Maria si mette in viaggio e tutta la sua vita è un percorrere come suo figlio le strade degli uomini. Come vivo il viaggio della mia vita? Sono in cammino con una meta o il mio è un vagare incerto?

  • Quali sono le mete che muovono i miei passi? So chiamare per nome anche quelle che a parole dico di non seguire e che poi, invece, muovo il mio cuore?

Canto di esposizione

Ripetiamo per tre volte le parole dell'angelo:

"Dio mio, io credo, adoro, spero e Vi amo.

Io Vi domando perdono

per coloro che non credono, non adorano,

non sperano, non Vi amano".

Preghiera di adorazione

Assieme a Maria siamo davanti a Gesù eucarestia. Vogliamo pregare le nostre famiglie “piccole chiese domestiche” che danno vitalità alle nostre comunità cristiane siano segno di speranza per i giovani che si aprono all’amore.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

O Signore assisti le anime in tutte le loro necessità. Vergine Maria veglia su chi annuncia il Vangelo, amministra i Sacramenti, salvaguarda la vita, visita gli ammalati, sostiene i poveri.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

O Signore rafforza la fede di tutti i fratelli e le sorelle, affinché, in ogni campo della vita sociale, professionale, culturale e politica, operino secondo la verità e la legge che tuo Figlio ha proclamato.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

Preghiera alla vergine di Guadalupe

Nostra Signore di Guadalupe,

io ti venero come la Vergine Madre del vero Dio,

il Creatore del mondo, del cielo e della terra.

Nello spirito io mi inginocchio davanti

alla tua santa immagine che miracolosamente

hai impresso sopra il mantello di Juan Diego,

e con fede io ti imploro.

Ricordami, o Immacolata, le parole che hai detto

al veggente di Guadalupe:

“Io sono per te Madre di misericordia

e per tutta la gente che mi ama

e che ha fiducia in me ed invoca il mio aiuto.

Io ascolto i loro lamenti e,

conforto tutti i loro dolori e le loro sofferenze”.

Io ti chiedo di essere madre misericordiosa per me,

perché io ti amo sinceramente,

ho fiducia in te ed invoco il tuo aiuto.

Ti supplico, Nostra Signora di Guadalupe,

di accogliere la mia richiesta,

se questa è conforme alla volontà del Signore,

fa che possa essere testimone del tuo amore,

della tua compassione, della tua protezione.

Non mi abbandonare nelle mie necessità.

Così sia.

TESTI PER L'APPROFONDIMENTO

Dagli orientamenti per l'annuncio e la catechesi dei Vescovi Italiani (CEI): "Incontriamo Gesù"

37. Essere figli

L’esperienza del generare riguarda il tempo della vita nel quale si diventa papà e mamme. In realtà, in tale esperienza accade una duplice nascita: quella di un figlio e quella di una donna e un uomo che dal figlio sono generati appunto come padri e madri. Nella nascita di una creatura, ne rinascono diversamente altre due. In tale occasione, la questione del senso si affaccia in modo forte, sia come eccedenza poiché la vita è un dono del quale non ne possediamo la sorgente, sia come difetto in quanto un bimbo è fragile, esposto totalmente alla cura degli altri. Anche il tempo successivo dell’educazione dei figli pone continuamente in questione lo stesso dinamismo. Non per nulla fin dall’antichità l’educazione è stata associata proprio all’idea del parto. Infine, anche la tensione tra generare e lasciar partire, che va ben oltre il periodo adolescenziale, è esperienza di crisi, di ridefinizione costante, di acconsentimento.

Tutto questo diviene anche soglia possibile di fede, perché un bambino con la sua semplicità e il suo abbandono può far emergere interrogativi esistenziali assopiti; può risvegliare nell’adulto atteggiamenti dimenticati, quali la fiducia, il senso di figliolanza, la gratuità, la grazia; può far riscoprire la paternità di Dio e l’atteggiamento di essere figli che dipendono da Lui anche quando siamo nel pieno delle forze. Tale consapevolezza anima la speranza: essa suppone un futuro da attendere, da preparare, da desiderare. Per questo il riscoprirsi figli, nell’esperienza della genitorialità, mette allo scoperto l’autenticità della propria vita e la rinvia alle sue ragioni più profonde e vere.

38. Essere cercatori

Il verbo cercare può essere ambivalente: dice con chiarezza l’obiettivo a cui tende il desiderio, ma dichiara anche che tale obiettivo non è ancora posseduto. Se esso riguarda tutta l’esperienza adulta, ha comunque una particolare rilevanza nella fase giovanile. In questo contesto, infatti, assume il carattere dell’esplorazione della vita: si pensi alle scelte di studio, alla ricerca del lavoro, alle prime esperienze affettive, al mondo delle amicizie. Dal punto di vista del processo di maturazione umana, il cercare è carico di rischi e, quindi, di opportunità. Per comprendere meglio può aiutare la distinzione tra vagare e viaggiare: il vagabondo è colui che passa da un’esperienza a un’altra senza orientamento, perché non ha in precedenza operato una scelta. Si tratta di una situazione che fotografa non solo i giovani, ma qualsiasi età. Il viaggiatore, invece, è chi ha operato una scelta e cerca, attraverso la pluralità dei cammini fisici o simbolici, la giusta direzione per raggiungere la meta. L’esperienza del viaggio è soglia potenziale di fede. La Bibbia è ricca di viaggi, di salite sui monti, di traversate di deserti e mari: tutte metafore dell’incontro con Dio. Quando la ricerca di senso diventa ricerca di Dio, allora il viaggio si trasforma in pellegrinaggio, caratterizzato da una tensione mai sopita. Del resto, alla fede ci si avvicina con timore e tremore, togliendosi i calzari, disposti a riconoscere un Dio che – più che nel vento, nel fuoco o nel terremoto – parla nell’umile «voce di silenzio», secondo l’esperienza del profeta Elia sulla santa montagna. Credere non è, allora, dare risposte già pronte, ma contagiare l’inquietudine della ricerca e la pace dell’incontro: «Ci hai fatti per te e il nostro cuore è inquieto finché non riposa in te». Accettare l’invito non significa risolvere tutte le domande, ma portarle a un Altro, portarle insieme con Lui.

Cercare racchiude in sé anche la possibilità di sbagliare, di prendere delle sbandate, di sciupare le proprie potenzialità: lo stesso errore può essere, però, una grande soglia della fede, perché può permettere di incontrare il Dio che nella sua misericordia libera dalla schiavitù, riapre cammini nel deserto, rimette in piedi, ridona udito e parola. Il viaggio prende così il senso di una «conversione», di un ritorno che fa crescere: «Ritornate a me con tutto il cuore».

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