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Meditazioni tenute in occasione degli Esercizi Spirituali Parrocchiali

 

 

Esercizi Spirtuali Parrocchiali
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ott 28

Scritto da: host
28/10/2014 21:23 

Esercizi Spirituali Parrocchiali

2014 Mercoledì

In cammino con la Vergine per conoscere Gesù

Czestochowa e il mistero della passione”

Canto Madonna Nera

Preghiera

Alla vittima pasquale,

s’innalzi oggi il sacrificio della lode.

L’Agnello ha redento il suo gregge:

Cristo l’innocente,

ha riconciliato i peccatori con il Padre.

Morte e Vita

si sono affrontate in un prodigioso duello.

Il Signore della vita era morto: ora, vivo, trionfa.

“Raccontaci, Maria: che hai visto sulla via?”.

“La tomba di Cristo vivente,

la gloria del Cristo risorto,

gli angeli, suoi testimoni, il sudario e le sue vesti.

Cristo, mia speranza, è risorto!

Vi precede in Galilea”.

Sì, ne siamo certi: Cristo davvero è risorto dai morti.

Tu, re vittorioso, abbi pietà di noi!

Preghiamo: o Dio, che nella passione del Cristo nostro Signore ci hai liberati dalla morte, eredità dell’antico peccato trasmessa a tutto il genere umano, rinnovaci a somiglianza del tuo Figlio; e come abbiamo portato in noi, per la nostra nascita, l’immagine dell’uomo terreno, così per l’azione del tuo Spirito, fa’ che portiamo l’immagine dell’uomo celeste. Per Cristo nostro Signore.

Dal Vangelo secondo Luca

Lc 2, 22-35

Quando venne il tempo della loro purificazione secondo la Legge di Mosè, , Maria e Giuseppe, portarono il bambino a Gerusalemme per offrirlo al Signore, come è scritto nella Legge del Signore: ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore; e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o di giovani colombi, come prescrive la Legge del Signore.

Ora a Gerusalemme c’era un uomo di nome Simeone, uomo giusto e timorato di Dio, che aspettava il conforto d’Israele;lo Spirito Santo che era sopra di lui, gli aveva preannunziato che non avrebbe visto la morte senza prima aver veduto il Messia del Signore. Mosso dunque dallo Spirito, si recò al tempio; e mentre i genitori vi portavano il bambino Gesù per adempiere la Legge, lo prese tra le braccia e benedisse Dio: «Ora lascia, o Signore, che il tuo servo vada in pace secondo la tua parola; perché i miei occhi han visto la tua salvezza, preparata da te davanti a tutti i popoli, luce per illuminare le genti e gloria del tuo popolo Israele».

Il padre e la madre di Gesù si stupivano delle cose che si dicevano di lui. Simeone li benedisse e parlò a Maria, sua madre: «Egli è qui per la rovina e la risurrezione di molti in Israele, segno di contraddizione perché siano svelati i pensieri di molti cuori. E anche a te una spada trafiggerà l’anima».

In ascolto della Vergine di Jasna Góra

GIOVANNI PAOLO II

Giovanni Paolo II, nel 1983 in una sua preghiera alla Madonna di Jasna Góra, scrive: "Il 13 maggio sono passati due anni da quel pomeriggio in cui mi hai salvato la vita. In Piazza San Pietro, è stato puntato verso di me un colpo, che doveva privarmi della vita. Lo scorso anno il 13 maggio sono stato a Fatima, per ringraziare e affidare. Oggi desidero qui, a Jasna Gora, lasciare come ex voto un segno visibile di quest’avvenimento, la fascia della tonaca bucata dalla pallottola.

LA STORIA DEL DIPINTO

Secondo i critici il Quadro di Jasna Góra sarebbe un’icona bizantina, del genere “Odigitria” (Colei che indica la strada), databile tra il VI e il IX secolo.

La tradizione, tuttavia, lo vede realizzato da San Luca su di un legno che formava il tavolo adoperato per la preghiera e per la mensa dalla Sacra Famiglia.

L’evangelista avrebbe composto a Gerusalemme due quadri allo scopo di tramandare l’incomparabile bellezza di Maria. Uno di essi, arrivato in Italia, è tuttora oggetto di culto a Bologna; l’altro, fu dapprima portato a Costantinopoli dall’imperatore Costantino.

DALLA LEGGENDA ALLA STORIA

La storia narra che negli anni 1367-1372 il principe Vladislao di Opole, amministratore del re Ludovico di Ungheria per la terra polacca, chiamò dei Monaci Paolini in Polonia. Essi vennero a Czestochowa nel 1382, si stabilirono in una cappella e vi deposero il Quadro Miracoloso della Madonna, che il principe aveva portato dalla città di Belz.

LA SALVEZZA DALL'ASSEDIO E LA VIOLENZA

Si racconta che, durante un assedio alla città, un tartaro ferisse con una spada il bellissimo volto della Vergine dalla parte destra e che, dopo la sacrilega profanazione, una fittissima nebbia, sorta d'improvviso, mettesse in difficoltà gli assedianti.

Il principe, allora, approfittando del momento favorevole, si gettò con le truppe contro il nemico e lo sconfisse. Dopo la sospirata vittoria, indicò la sacra immagine Maria Madre e Regina.

IL QUADRO NON SI TOCCA

Terminata l’amministrazione del principe Vladislao nella Russia, il quadro fu caricato su di un carro con l’intenzione di portarlo nella Slesia ma, tra lo stupore di tutti, i cavalli, pur ripetutamente sferzati, non si muovevano. Sconvolto, si inginocchiò a terra e promise di trasferire la venerata effigie sul colle di Czestochowa, nella piccola chiesa di legno.

In seguito egli avrebbe innalzato una basilica nel medesimo luogo ad onore di Dio onnipotente, della Vergine Maria e di tutti i Santi e realizzato un convento per i frati eremiti dell’Ordine di San Paolo.

Ma le vicissitudini della Madonna Nera non erano ancora finite. Nel 1430 alcuni seguaci dell’eretico Giovanni Hus, attaccarono e predarono il convento. Il quadro fu strappato dall’altare e portato fuori dinanzi alla cappella, tagliato con la sciabola in più parti e la sacra icona trapassata da una spada. Così si spiegano gli sfregi arrecati al volto della Santa Vergine. Si decise di restaurare il quadro ma nonostante gli sforzi i due segni del volto non si coprivano. Era il segno che Maria voleva essere così ricordata.

LA FAMA DELL'IMMAGINE CRESCE

Dopo la profanazione e il restauro, la fama del santuario crebbe enormemente e aumentarono i pellegrinaggi, a tal punto che la chiesa originaria si rivelò insufficiente. Per questo accanto alla Cappella della Madonna, fu dato avvio alla costruzione di una chiesa molto più grande. Nel 1717 il quadro miracoloso fu incoronato col diadema papale.

A cominciare dal secolo scorso, numerose chiese a lei dedicate furono erette in tutto il mondo: attualmente se ne contano circa 350, di cui 300 soltanto nella Polonia.

Giovanni Paolo II ha scritto: “Colei che una volta aveva parlato col canto, ha parlato poi con questa sua Immagine, manifestando attraverso di essa la sua materna presenza nella vita della Chiesa e della Patria. La Vergine di Jasna Góra ha rivelato la sua sollecitudine materna per ogni anima; per ogni famiglia; per ogni uomo che vive in questa terra”.

PER RIFLETTERE

1. Nella festa che per noi potrebbe essere quella del battesimo il piccolo santo Bambino, incontra il vecchio santo Simeone. Egli si presenta ai genitori con una sorta di testamento spirituale: "ora lascia che il tuo servo vada in pace...".

2. La morte del giusto. Come è bello vedere che si può morire in pace, nell'attesa e nell'incontro con il Signore. Come vedremo, non c'è romanticismo in questa preghiera di "ad-Dio" di Simeone. Non c'è rassegnazione. C'è affidamento: "Ora lascia..." significa dire: "il mio tempo è compiuto, tutto è compiuto, posso andare...". Anticipo delle parole di Gesù sulla croce.

- quante persone accanto a noi, ci danno questa testimonianza. Io ne incontro in particolare nella confessione e sento che sono io che mi devo inginocchiare davanti a loro...

- una vita così non si improvvisa, si prepara.

3. La preparazione a una vita giusta la possiamo vedere nel materiale usato per quell'immagine: la tavola servita per mangiare e pregare. La piccola chiesa domestica ha il suo piccolo altare in quella tavola.

4. Anche a te una spada...

Com' è significativo quell'anche:

- innanzitutto sembra dire: Maria, Giuseppe, non siete soli. La croce è di ogni uomo. Il vecchio Simeone, come un padre spirituale, come un profeta, come un uomo saggio che mette a frutto la scuola della vita, indica l'unica vera via, la via della croce. Una via che ora con Gesù, prende una direzione nuova: dal "vanità delle vanità" (Qo 1,2) al "tutto è compiuto" (Gv 19,28). Gesù, l'atteso, è il senso della vita. Sebbene ancora in fasce, sebbene sia "lontana" la sua croce, essa è già presente. Nella sua presenza, come cantano gli angeli, è già alleanza tra cielo e terra. L'uomo non è solo. C'è Gesù.

- Anche a te significa sebbene tu, Maria, sia preservata dal peccato originale non sarai preservata dalla sofferenza. La sofferenza non è data come effetto del proprio peccato. Essa è condivisione della croce del Figlio. La spada che ferirà e fermerà il cuore del figlio, ferirà e fermerà anche il tuo. Essere unita a Lui ti renderà partecipe della sua vita, delle sue gioie e della sua croce. Quante madri vivono questo. Quante madri e quanti padri devono meditare anche su questo. Anche se sei senza peccato, anche se tuo figlio è senza peccato sarà sulla croce. Sarai con lui sulla croce.

- Anche a te significa accompagna tutte le madri e tutti i padri che come te sono sotto la croce, sotto le croci. Madri di Cristo, o del buon ladrone, o del Cattivo ladrone. Sempre madri. Madri spesso sole, giudicate, prostrate. Com'è importante sapere che Maria conosce fin da principio questo. Le è stato annunciato subito, quasi a saperlo fin dall'inizio della storia. Ogni madre è come Eva: soffre di essere madre di una vittima e di un carnefice insieme. Ogni madre ha in Maria la madre di un nuovo Adamo che, con lei, riprende per mano i propri figli per rivelare un nuovo modo di vivere e di amare.

- Anche a te significa l'amore passa per il cuore ferito. Come tuo figlio rivela l'amore amando fino alla morte, così tu! Sei chiamata, per prima a percorrere il sentiero dell'ultima cena, del venerdì santo, della Pasqua e della pentecoste. Dalla "via crucis" alla "via lucis". Dai misteri dolorosi ai misteri della gioia dove trasformeremo le spade in falci.

CHIEDIAMOCI:

  • Quale testamento spirituale lasciamo ai nostri figli? Dovessimo scrivergli una lettera quali valori scriverebbero le nostre azioni?

  • Vivo la mia vita sapendo che arriverà anche per me il tempo di dire: "Ora lascia Signore...". Che rapporto ho con le cose, con il mio carattere? So che tutto dovrò lasciare? Mi educo a questa libertà interiore?

  • Anche a te una spada, dice Simeone a Maria. Quali sono le spade che feriscono la mia vita, il mio cuore, i miei sentimenti? Come mi rapporto con chi mi ferisce? Cresco nel valore del perdono? Riesco a portare queste croci e a farne motivo di preghiera, di solidarietà spirituale con chi, come me, vive nella prova e nella croce?

  • Ho sperimentato che alla fine della via della croce vi è la luce della resurrezione? Cerco di custodire questo tesoro di rivelazione e di farne motivo di dono, di conforto, di speranza per chi è ancora nel dolore del Venerdì Santo?

Preghiera di esposizione

Ripetiamo tre volte le parole dell'angelo di Fatima:

"Dio mio, io credo, adoro, spero e Vi amo.

Io Vi domando perdono

per coloro che non credono, non adorano,

non sperano, non Vi amano".

Preghiera di adorazione

In ginocchio davanti a Gesù e Maria accogliamo il dono che hanno fatto del loro cuore ferito per amore a noi e a tutti gli uomini.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

Siamo davanti a Gesù eucarestia. Restando in adorazione accogliamo la Vergine Maria che ha accettando di rimanere con lui fin sotto la croce.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

Nelle mani del Signore mettiamo le nostre ferite, le nostre croci. A lui che si è fatto pane spezzato per noi doniamo la nostra fede, il nostro desiderio di comunione con lui e con la Vergine Madre.

Ass. Noi ti adoriamo, Signore Gesù.

Preghiera alla Madonna di Czestochowa

O Madre della Chiesa,

con i cori degli angeli e i nostri santi patroni,

umilmente ci prostriamo presso il tuo trono.

Da secoli Tu risplendi

di miracoli e di grazie a Jasna Góra,

sede della tua misericordia.

Guarda i nostri cuori,

che ti presentano l'omaggio di venerazione

e di amore.

Risveglia dentro di noi il desiderio della santità;

formaci veri apostoli di fede;

rinforza il nostro amore verso la Chiesa.

Ottienici la grazia che tanto desideriamo.

O Madre dal volto sfregiato,

nelle tue mani depongo me stesso e tutti i miei cari.

In Te confido;

conto sulla tua intercessione presso Tuo Figlio.

A gloria della Santissima Trinità.

Sotto la tua protezione, noi ci rifugiamo,

o Santa Madre di Dio;

e guarda a noi che siamo nella necessità.

Nostra Signora della montagna luminosa,

prega per noi.

TESTI PER L'APPROFONDIMENTO

Dagli orientamenti per l'annuncio e la catechesi dei Vescovi Italiani (CEI): "Incontriamo Gesù"

41. Scoprirsi fragili

L’ultima area antropologica che intendiamo affrontare riguarda la vasta gamma delle fragilità che segnano profondamente la vita. Alle tante fragilità affettive già menzionate, aggiungiamo quelle relative ai ruoli, come la perdita di lavoro, il fallimento educativo. Possiamo pensare, inoltre, anche alle malattie – soprattutto psichiche – al lutto per la perdita di una persona cara, alle situazioni di disabilità, alla consapevolezza legata al processo d’invecchiamento, fino all’estrema fragilità, rappresentata dal morire.

A questo livello ci troviamo nel campo di quella ricerca di senso, che da sempre abita l’uomo: l’integrazione del limite, ossia il significato del morire nelle sue infinite sfaccettature. Si tratta di esperienze che interpellano la speranza, da quella necessaria per vivere la solitudine e la malattia, fino a quella che è la chiave per affrontare la propria morte non come la fine, ma come il compimento dell’esistenza. Il morire, infatti, può diventare il massimo atto umano nell’affidamento alla vita che prevarrà oltre la morte, grazie alla promessa che sempre la abita: questa disponibilità di fondo è propria di chi ha vissuto la vita donandola.

Con questo siamo nel cuore della fede, dell’annuncio del Dio della vita, della rivelazione della pasqua di morte e risurrezione del Signore e dell’affermazione del Credo: «Credo nella risurrezione della carne e nella vita eterna». Siamo nel kerigma pasquale.


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